C'era una volta l'Italia, c'era una volta una Nazione capace di vincere quattro volte un Mondiale. E pensare che nel 2021 l'Europeo di uno spogliatoio mai più così unito ci aveva illuso che la storia potesse essere diversa.
Non è stato così. Non lo è stato nella timida vittoria contro l'Irlanda del Nord, non lo è stato quando la Norvegia ci ha umiliato all'andata e al ritorno, non lo è stato men che meno in Bosnia.
Con la sconfitta ai calci di rigore contro Dzeko e compagni, l'Italia diventa la prima Nazionale ad aver vinto almeno un Mondiale e a non partecipare per tre edizioni consecutive. Una macchia che ci accompagnerà per sempre negli almanacchi, indelebile come la generazione di italiani che è stata privata del torneo calcistico più rappresentativo che esista.
L'Italia, sino a ieri sera, era in dolce compagnia.
Quattro squadre campioni del Mondo per due volte di seguito non sono riuscite a qualificarsi all'edizione di un Mondiale. Queste le edizioni in cui hanno mancato l'accesso:
All'Uruguay ad onor del vero, capitò anche nel '34 e '38, peraltro dopo aver vinto nel '30, ma il motivo fu una protesta formale contro l'organizzazione del torneo, in una fase certamente più turbolenta di un calcio che, proprio nell'edizione vinta del '30, mostrò tutte le sue logiche ancora in costruzione.
Menzione d'onore per la Germania, invece, quattro volte campione come l'Italia e non partecipante al 1930 e non ammessa nel 1950, ma sempre presente nelle restanti edizioni. Così come l'Argentina, che ha sì saltato due edizioni di fila ma non per mancata qualificazione, bensì per ritiro della squadra.
Non si può non menzionare, quando si parla di Mondiali, la regina indiscussa di questa manifestazione: al di là delle cinque vittorie, il dato storico dal 1930 del Brasile è la partecipazione in ogni singola edizione del torneo. Un record che l'Italia, fino al 2014, poteva fregiarsi quantomeno di contestare. Gli azzurri avevano saltato, come la Germania, solo due edizioni: quella del 1958 per una partita persa a Belfast contro l'Irlanda del Nord, e quello del 1930, quando le ragioni del rifiuto a partecipare non vennero mai chiarite ma probabilmente furono da ricercare nei pessimi rapporti con la federazione uruguaiana.
Lo dicevamo in precedenza: altri tempi, di un altro calcio. In cui una trasferta in Sudamerica e le relative traversate sarebbe potuta durare due mesi. Una vita fa. Un altro calcio. Con almeno, quattro anni più tardi, un'edizione dei Mondiali con cui consolarsi.